Rompere le regole e vai al carcere, rompere le regole del carcere e vai ad Alcatraz.

Ieri abbiamo fatto una piccola gita all’isola di Alcatraz nel mezzo della baia di San Francisco. Alcatraz in spagnolo è “pellicano” e l’isola prende il nome proprio da questo uccello che popola l’isola in gran numero. Da 1934 a 1963 Alcatraz ospitò anche i criminali più cattivi, come Al Capone e George “Machine gun” (mitragliatrice) Kelly, ed era considerata una delle prigione di massima sicurezza più formidabile negli stati uniti. Negli anni sessanta il carcere viene definitivamente chiuso a causa degli elevati costi di gestione e oggi Alcatraz è un parco pubblico a gestito dal National park Service ed ora è aperto al pubblico.

Non sono mai andata ad Alcatraz, nonostante abiti qui da tanti anni. Però non volevo perdere l’opportunità di andare a vistare il carcere prima che Francesca, la nostra studentessa di scambio, parta. Dunque, volentieri abbiamo preso un traghetto da imbarcadero 33 a San Francisco per attraversare la baia per trascorrere un po’ di tempo “prigione” sulla “Roccia”.

Dentro la prigione abbiamo fatto un tour autoguidato (con le cuffie) che era disponibile in tante lingue. Come avrete immaginato o ho scelto di sentire la presentazione della storia di Alcatraz in Italiano! Peccato che non è possibile mettere un po’ di quello che ho sentito qui su blog. Il narratore italiano ha spiegato per quarantacinque minuti com’era la vita ad Alcatraz mentre giravamo per il carcere. Abbiamo visto le celle “normale” e quelle di “isolamento”, la mensa dove i detenuti mangiarono cereale e spaghetti senza sugo, la biblioteca piccola e tutti i corridoi con le sbarre di ferro e le pareti che si scrostano vernice verde e deprimente.

Per i detenuti il programma quotidiano era difficile e lo stesso ogni giorno. I prigionieri sono stati svegliati alle sette della mattina ed alle nove e mezzo il carcere è stato completamente in buio di nuovo. In realtà, ciascun detenuto vissero per anni in gabinetti piccolissimi e io non potrei pensare a nient altro che quel carcere avrebbe dovuto puzzare come un pozzo nero tutta la volta. Mentre camminavo per i corridoi c’era una strana sensazione di tristezza e delle vite sprecate. Difficile credere qualche volta che io fossi in piedi nello stesso posto dove un carcerato stava veramente solo un paio di anni fa, e che questo non era la scena di un set cinematografico.

Secondo il racconto del audio tour, c’erano alcuni tentativi di fuggi, ma nessuno l’ha fatto con successo. Un paio di detenuti ha scavato una buca dietro le loro toiletti. Dopo avere fabbricato teste finte di sapone e cera, per mettere nei loro letti per ingannare le guardie, i disperati hanno cercato di fuggire, arrampicandosi dietro le parete dove sono i corridoi di servizi e i tubi. Quando hanno raggiunto la riva dell’isola hanno usato un impermeabile patetico per una barca per attraversare la baia. Però non c’era mai una traccia di loro e non erano mai scoperti. Fino ad oggi sono ancora considerati fuggitivi, ma è più probabile che annegarono nell’acqua freddissimo della baia. Per noi visitatori fortunati, alla fine del giorno abbiamo riuscito di fuggire la isola nel traghetto sicuro e abbiamo lasciato i fantasmi torturati dei detenuti di Alatraz dietro di noi!

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3 Comments

    1. come sempre quando tu esci da un tour come questo, esci direttamente nel negozio di souvenier! 🙂 non ho visto i cucchiai ma ora ci sono disponibili le tazze di metallo come sono state usate dagli detenuti! Puoi anche comprare le camicie blu tipicamente indossati dai prigionieri!

  1. Grazie,Melissa,per aver condiviso con noi questa gita.Non potevo immaginare che questa isola fosse cosi piccola!Leo
    P.S.Complimenti per il tuo bellissimo articolo! Riesci sempre a rendere qualsiasi storia molto scorrevole e interessante …