(Read in English) Ieri sera sono uscita con un’amica per vedere il nuovo film Anna Karenina con Keira Knightely e Jude Law. Visivamente è un film stupendo. È ricco in ogni mozzafiato e tragico dettaglio e pieno di passione sfrenata. Ma questa volta, c’è un tocco unico per la storia Tolstoy che tratta di una donna sposata con un vecchio burocrate russo che si innamora con un giovane e audace
soldato: tutta la storia è ambientato in e intorno a un vecchio teatro. È una scelta creativa, certamente e una che non mi sono aspettata. All’inizio è stato strano vedere gli attori che recitavano le battute sul palco, sui balconi, dietro la quinta e anche sui travetti del teatro per raccontare la storia d’amore che eventualmente va storta e distrugge Anna irrevocabilmente.
Si può analizzare il film, parlando di due pesi e due misure, come le donne che hanno avuto storie extraconiugali sono state bandite, mentre è stata la norma per gli uomini d’epoca di avere storie dell’amore dopo essere sposato. Possiamo anche parlare della duplicità di Anna, una donna scortese, contrassegnata per le scelte che ha fatto e che hanno tradito e ferito suo fedele marito, se non poco brillante o affettuoso. Possiamo discutere l’ingiustizia di una società privilegiata e viziata che ha condannato una giovane madre, piena di vita con amore grande per il suo unico figlio e una passione grande per il suo amante.
Cattiva o buona, Anna è un carattere tragico. Nel film si dice…”non c’è scelta quando c’è amore”, ma le scelte che Anna ha fatto come risultato erano distruttive e l’hanno cambiato da una bella donna ingenuamente seducente ad un’iena piagnucolante e molto antipatico, costretta a nascondersi lontano dalla società. Tolstoy fa la predica: amore immorale distrugge mentre un’amore puro basato su altre cose oltre alla passione, è l’amore che durerà.
Stavo pensando al modo fantastico in cui è stato girato questo film, quasi come su un palco di vaudeville in un modo affettato e artificiale. Poi ci sono stati momenti in cui il film si lascia alle spalle la falsità del palco del teatro e ci sono scene girate in campi veri di grano e nella campagna innevata russa. Mi sono resa conto che erano solo le scene che raccontavano la storia di Levin, un ricco proprietario terriero ma socialmente imbarazzante e il suo amore per Kitty. La prima volta che l’ho notato questo è stato quando le porte del teatro sono state spalancate e Levin lascia la società per tornare alla sua fattoria. Esce nel mondo vero e il contrasto è sorprendente. Come il personaggio Pierre in “Guerra e Pace” la chiave per trovare la felicità per Levin è tornare nel paese per lavorare nel campo dove poteva sentirsi vivo e in contatto con in suoi sentimenti veri e onesti. È la falsità della società che rovina Anna, ma il codice del contadino – vivere una vita autentica – che sostiene Levin.

Nella scena finale del film si vede il marito di Anna e dei suoi figli che giocano in un campo di fiori di campo, ma la fotocamera si tira indietro e siamo di nuovo in teatro dove viene riempito totalmente con i fieri. Forse il messagio: la passione e l’amore, l’impengo e l’innocenza della gioventù, autenticità di se stessi e gli artifici di società, in qualche modo devono essere integrati in un delicato equilibrio per creare una vita felice. Ad ogni modo, mi raccomando. Andate a guardare il film per vedere tutta la bellezza.
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